Participation
Broadcasting the archive#9: reflexions on participation
by Gemma Medina Estupiñán and Alessandra Saviotti

After closing the doors of The Museum of Arte Útil1 at the Van Abbemuseum in Eindhoven, we felt the need to expand the effect and affects that the archive had produced in those who used it during the exhibition. We wanted to keep alive all that energy, inspiration and empowerment, the sense of the call to action, and the momentum. For this reason we conceived Broadcasting the archive, as an independent project aiming at fostering and emancipating the use of the Arte Útil archive through a year touring program of activities and actions. To do so, we invited different institutions and organisations in Europe and United States to shape the program with us. We thought about activating an experimental and organic program nurtured by collaborations and partnerships, that could extend and implement the potential of the archive and the Arte Util practice –intended as a movement– as a tool. It became an excuse for us in order to expanding the research around artivism and social practices. The primary methodological line was to use selected case studies to arise the discussion and to stimulate connections between practitioners, constituencies and institutions around local urgencies and fundamental issues. Each chapter was different, responding to a particular context, taking into account the organisation and participants. It evolved organically, developing a methodology with a dialogical approach based on collaboration.

After finishing the program, we would like to consider the participation in relation with Broadcasting the archive and Arte Util. We would be keen to re-think the implications of participation: the idea of co-authorship as theorised by Roland Barthes; the scale of real engagement; and the reasons for involving local communities and practitioners in the space of the extraterritorial reciprocity[1]. It is fundamental to underline the importance of the circumstances and the ‘local knowledge’ in bolster any project, action or a general socially engaged practice. Artists and Arte Útil practitioners are opening the possibility for collaboration and participation, transforming the idea of ‘space’ in ‘time’ of cooperation and intervention. It is the time of common as Stephen Wright affirms.

In this text, we will focus on our last activity, Broadcasting the Archive #9, at mima (October 2016, Middlesbrough, UK). Enacting the definition and origin of the word participation as “partaking”, [(*from pars (genitive partis) “part” (see part (n.)) + -cip-, weak form of stem of capere “to take” (see capable )]2, bringing together our voices as different parts of a whole, individually and in our mother languages.

View of the countryside around Teesside Steelworks, 2016

Alessandra Saviotti:
Se con Arte Útil si intende una pratica artistica e curatoriale ibrida, che suggerisca di utilizzare l’arte come uno strumento e che metta in discussione non solo il ruolo dell’arte stessa all’interno della società, ma anche la responsabilità di curatrici e curatori, artiste e artisti, direttrici e direttori di musei e infine pubblico, significa che il nostro agire all’interno di queste categorie deve spostarsi dal piano della rappresentazione a quello dell’attivazione in scala 1:1.
Tra il 2015 e il 2016, attraverso ‘Broadcasting the archive’ abbiamo realizzato nove attività diverse – in termini di contenuto e durata – viaggiando tra altrettante città diverse, e abbiamo dovuto fare i conti con i diversi ‘effetti collaterali’ che la nostra pratica implica. In primis, il supporto logistico ed economico limitato poiché operiamo all’interno di un’organizzazione – l’Asociación de Arte Útil – che potremmo definire una pataistituzione3[1], senza sede fisica e senza un cosiddetto statuto tradizionale. Abbiamo deciso di considerare questa flessibilità, anche geografica, poiché Gemma si trova nei Paesi Bassi e io negli Stati Uniti, come un punto di forza. Infatti, il fatto di rappresentare un’organizzazione nomade ha fatto sì che potessimo letteralmente infiltrarci nei contesti più disparati, allacciando alleanze e rapporti non solo con istituzioni più o meno tradizionali (musei, spazi no profit, scuole, ecc.), ma anche con gruppi di migranti e richiedenti asilo, collettivi di donne e altre pataistituzioni, per nominare alcuni esempi.

Broadcasting the archive #9, Discussion on the criteria, mima, 2016. Photo by Judy Hume, Teesside University

Questo testo analizza l’esperienza di ‘Broadcasting the archive #9 – Middlesbrough’ in cui sono presenti alcuni elementi che hanno evidenziato l’efficacia del programma che ha visto un buon grado di partecipazione, nonostante la durata della residenza sia stata relativamente breve, solo una settimana.
L’approccio con il Middlesbrough Institute of Modern Art (mima) è avvenuto tramite il direttore, Alistair Hudson, che ricopre anche il ruolo di co-direttore dell’Asociación de Arte Útil insieme all’artista Tania Bruguera, e con il quale abbiamo condiviso un percorso progettuale finalizzato all’implementazione dei criteri4 che definiscono l’idea di Arte Útil all’interno delle istituzioni culturali. I cambiamenti che Hudson sta cercando di apportare all’interno dell’istituzione, tendono essenzialmente al passaggio da museo tradizionale a museo 3.05, come teorizzato da Stephen Wright. Partendo dalla riorganizzazione spaziale delle gallerie, passando per gli uffici sino alla trasformazione del ristorante in un vero e proprio progetto artistico, il decimo anniversario del museo si celebrerà alla luce della Brexit6 in una delle regioni più povere del Regno Unito. Nonostante il contesto politico non favorevole a questo tipo di visione, il museo funge da propulsore per la diffusione di strategie artistiche legate all’Arte Útil, al di fuori dei suoi spazi e soprattutto indipendentemente dal mercato dell’arte, per entrare in contatto con la vita quotidiana dei cittadini.

Middlesbrough Institute of Modern Art, 2016

In preparazione alla residenza, sono stati attivati una serie di contatti con alcuni gruppi costituiti locali, sia legati al mondo dell’arte, che appartenenti alla società civile, in modo da attivare un processo di progettazione partecipata del programma. Dopo aver raccolto dati sulla scolarizzazione, sulla disoccupazione e sull’afflusso migratorio con l’aiuto in particolare di Emily Hesse, un’ artista locale coinvolta nell’attivazione di alcuni progetti in collaborazione con i migranti, ci siamo trovate di fronte una situazione complicata, tanto da domandarci se avesse ancora senso parlare di arte in un contesto in cui anche i servizi di base mancano.
Ci siamo chieste quale potesse essere il valore della nostra presenza in quella circostanza e la risposta è arrivata dalla comunità stessa nel momento in cui ha identificato il museo come lo ‘spazio della possibilità’ di cui si è sempre sentita la mancanza non solo in ambito cittadino, ma anche in quello regionale.
Essendo le archiviste che mantengono l’archivio di Arte Útil sin dai primi tempi del suo sviluppo, abbiamo una buona conoscenza degli artisti, dei progetti raccolti e delle strategie attivate, ma abbiamo alcune lacune sui contesti geografici e culturali all’interno dei quali questi progetti operano. Per questo motivo la struttura dell’intervento si basa sulla condivisione reciproca del sapere e delle esperienze attraverso un processo dialogico ispirato alla metodologia di Paulo Freire. La nostra ricerca parte con la codifica di una situazione attraverso l’ascolto e questo facilita l’interazione e lo sviluppo di una relazione sincera e di mutua fiducia, tra noi e le parti diverse che via via abbiamo incontrato nel corso del programma.
Middlesbrough presenta una serie di questioni urgenti da approfondire, in particolare l’ingente flusso migratorio di richiedenti asilo provenienti soprattutto dall’Africa subsahariana, il basso grado di scolarizzazione specialmente tra le ragazze e la mancanza di alloggi a basso costo. Come pretesto per attivare la discussione, abbiamo utilizzato l’archivio come una sorta di manuale di buone pratiche che potessero essere impiegate nella regione, estendendo l’invito a chi questi progetti li ha concepiti, ovvero gli artisti e le artiste.

Visit to Granby Four Streets Regeneration and Office of Arte Util, Liverpool, 2016

Insieme a un attivista dell’associazione Investing in People and Culture7 e ad alcuni rappresentati del governo cittadino, abbiamo incontrato i fondatori di Granby Four Streets CLT8 a Liverpool, un progetto in cui la comunità locale ha attivato una serie di iniziative invitando direttamente il collettivo Assemble inizialmente ad abbellire il quartiere, e successivamente a ristrutturare gli appartamenti abbandonati per poi distribuirli a prezzi equi per evitare lo spopolamento del quartiere e la gentrificazione. In questo caso l’archivio ha funzionato come dispositivo e strumento di connessione tra due comunità diverse, ma con le stesse difficoltà, fornendo un esempio che potesse essere replicato anche a Middlesbrough. Lo stesso abbiamo fatto con Adelita Husni-Bey, invitandola a svelarci le tattiche e le strategie dietro alla Convention on the use of space9 e come un progetto artistico possa diventare un documento para-legale che possa essere potenzialmente utilizzato in caso di contenzioso.

Broadcasting the archive #9, Conversation with Adelita Husni-Bey, 2016. Photo by Miguel Amado

L’impianto metodologico che sta dietro ad Arte Útil può essere adattato di volta in volta; il fatto che l’archivio comprenda quasi 260 casi studio che possano fungere da modello, non preclude l’utilizzo di altrettanti modelli che non vi siano inclusi. Per come è concepito, Arte Útil è un movimento inclusivo sebbene ci siano otto criteri che ne definiscono il campo d’azione; ma proprio grazie alla presenza di regole ben precise può mantenere la sua radicalità.
Leggendo alcuni articoli che descrivevano come la regione del Teesside Valley sia il luogo peggiore di tutta l’Inghilterra, in cui crescere per le ragazze10, abbiamo invitato un gruppo di donne nate, cresciute o residenti a Middlesbrough a discutere soprattutto l’aspetto legato alla bassa scolarizzazione delle bambine e adolescenti e la quasi totale mancanza su Wikipedia di figure importanti sia storiche che contemporanee provenienti dalla regione. Dopo una discussione sulla condizione delle donne in ambito soprattutto lavorativo, abbiamo deciso di attivare un edit-a-thon11 su Wikipedia in collaborazione con alcune studentesse dell’Università di Teesside, finalizzato a creare profili di donne importanti provenienti dalla regione in ogni campo del sapere. In questo caso, seppure l’edit-a-thon non faccia parte dei casi studio inclusi nell’archivio, la modalità di utilizzo del processo artistico è la stessa definita dai criteri di Arte Útil ed in particolare rispetto alla risposta concreta ad una questione locale.

Broadcasting the archive #9, Edit-a-thon, mima, 2016

Per concludere, seppure Arte Útil rappresenti una chiamata all’azione per cambiare realmente una determinata condizione individuale o collettiva, non tralascia l’aspetto teorico legato alla domanda ricorrente: dove si trova l’arte in tutto questo?
Utilizzare il processo artistico come strumento, fa sì che l’arte, possa trasformarsi, evolversi e sconfinare ad esempio nell’ambito della lotta per il diritto alla casa, per la costruzione del primo monumento dedicato ad una donna12 in una piccola città del nord dell’Inghilterra o per aiutare un gruppo di richiedenti asilo ad acquisire e a ristrutturare una serie di alloggi abbandonati.
Non importa che tutti comprendano come venga utilizzata l’arte, l’importante è avere il tempo di costruire un rapporto di fiducia reciproca tra i vari collaboratori, e cogliere l’attimo preciso per passare all’azione in modo tale che possa avere un impatto reale nella quotidianità.

 

Gemma Medina Estupiñán:
El archivo de Arte Útil cuenta con casi 260 proyectos y agrupa un conjunto de prácticas y estrategias artísticas que se materializan en el espacio de la vida cotidiana. El Arte Útil renuncia a la representación frente a la escala real, desarrollando el pensamiento artístico para implementar tácticas que permiten cambiar cómo actuamos en la sociedad, subvirtiendo las estructuras normativas, despertando la imaginación colectiva, tal y como lo teorizaba Cornelius Castoriadis, ejerciendo a la vez como un dispositivo de empoderamiento y de llamada a la acción13.
El Arte Útil al igual que muchas otras prácticas sociales se basa en procesos colaborativos y de participación de forma intrínseca. Como investigadoras y co-curadoras del archivo, Alessandra y yo sentíamos la responsabilidad y la necesidad de accionarlo, de compartirlo, de darlo a conocer generando la oportunidad y el espacio para su uso e interpretación desde múltiples perspectivas. Se trataba de profundizar en la investigación acerca de estas prácticas y, a la vez, amplificar su capacidad como catalizador del pensamiento crítico reaccionando ante a los dilemas contemporáneos experimentando con su uso en contextos específicos. ¿Puede el arte efectivamente activar procesos de cambio desde acciones concretas? En ese caso, era necesario expandir el archivo más de allá de los límites marcados por la Institución artística subrayando el carácter del Arte Útil como una práctica difícil de encasillar en términos tradicionales, que opera en campos diversos, combinando áreas y saberes multidisciplinares y que, a pesar de ello, reclama y merece un lenguaje y un espacio propio de legitimación sin tener que renunciar a su carácter para ser aceptado dentro de los dominios convencionales del Arte.

Granby Four Streets Regeneration, Liverpool, 2016

En este contexto, la Asociación de Arte Útil se define como una plataforma de investigación-legitimación y Broadcasting the archive es una herramienta metodológica que ha facilitado el uso y la apropiación del archivo como ‘arte-facto’ de acceso libre. La Asociación se ha convertido en una especie de parainstitución o patainstitución14, movilizada a través de la colaboración y el uso del archivo: una organización nómada que con Broadcasting the archive nos ha permitido una flexibilidad y un tiempo de reacción imposible para una institución convencional, así como la libertad e independencia para establecer redes de colaboraciones con instituciones y organizaciones de escala y carácter diverso y, a la vez, provocar conexiones con proyectos artísticos y comunidades locales en cada contexto.

Es precisamente en ese espacio de relaciones, en el que nos asomamos al tejido social de cada entorno, donde aparecen los elementos fundamentales en los procesos de participación implícitos en la mayoría de los proyectos de Arte Útil, pero que a veces resultan invisibles, especialmente si se afronta un estudio de estas prácticas directamente desde el material documental. Como metodología, Broadcasting the archive propone transformar esta carencia en una oportunidad: visitar los proyectos, conocer a las personas que los activan cada día, valorar el conocimiento local, reconocer el barrio y sus urgencias desde la perspectiva de los agentes involucrados.

North Ormesby Neighbourhood, Middlesbrough, 2016

En Octubre de 2016 con Broadcasting the archive#9 pasamos una semana en residencia en el mima (Middlesbrough Institute of Modern Art). Esta fue la última de las ediciones del programa y la que resultó más significativa y útil, logrando un grado considerable de implicación tanto de la institución como de los ciudadanos que participaron en las actividades. Por un lado, esto fue resultado de la evolución del proyecto que de forma orgánica se ha ido alineando con los criterios de Arte Útil15 generando procesos de co-creacion y por otro lado, en esta ocasión la institución que nos invitaba está totalmente volcada en favorecer la reflexión y el diálogo sobre las urgencias locales abriendo espacios para el encuentro, el desencuentro y la participación.

El mima está atravesando una transformación integral, ideológica y de programa bajo la dirección de Alistair Hudson quien, en línea con los cuestionamientos de la nueva institucionalidad, está logrando redefinir el rol del Museo de Arte en la sociedad y su papel dentro del contexto local. Hudson, que es co-presidente de la Asociación de Arte Útil junto a Tania Bruguera, ha transmutado el ideal moderno del cubo blanco en un museo 3.016, un museo útil17 o lo que podríamos definir como una agencia para la acción local, lidiando con las contradicciones y controversias asumidas como parte del proceso. Y lo ha hecho manteniendo la relación con el ámbito internacional, implementando y legitimando el concepto de Arte Útil en su totalidad, abriendo la primera oficina permanente dedicada a usar y difundir el archivo. Con ello, el mima recupera el valor de uso del pensamiento artístico y de la institución museística como lema de la organización.

The Useful museum, mima, 2016

Middlesbrough, es quizá el escenario perfecto para esa transformación. Situada al noreste de Inglaterra, fue uno de los motores de la revolución industrial con una potente producción metalúrgica y, posteriormente, petroquímica. La ciudad resulta un paradigma del fracaso del modelo neoliberal, con una población trabajadora que ya estaba marcada por las difíciles condiciones de vida durante la época más boyante de su economía y que ahora, tras décadas de progresivo cierre de las fábricas se debate ante la falta de expectativas de futuro, con una situación de desempleo crónico que alcanza en algunos casos hasta tres generaciones de una misma familia18.
A ello se suma el hecho de que recibe el mayor número de refugiados por habitante de todo el país, alcanzando en los barrios más deprimidos un ratio de 1 solicitante de asilo por cada 17 habitantes permanentes19. Este flujo de personas llegadas desde diversas zonas en conflicto del África subsahariana y Oriente Próximo se encuentran en un limbo legal sin posibilidad de trabajar o interactuar con la sociedad que los acoge, están en un permanente estado temporal que a veces se prolonga por varios años, hasta que consiguen el estatus de refugiado y abandonan la ciudad.

Teesside Steelworks, 2016

Muchas de las discusiones del programa se concentraron en torno al concepto de Arte Útil y su relación con el contexto local: la crisis de los refugiados, la escasez de viviendas de calidad, la gentrificación, la utilidad o inutilidad del museo y del artista en la maquinaria que rodea la producción de proyectos sociales. ¿Cómo se podría usar el archivo ante estas problemáticas? ¿Cómo acercar el pensamiento artístico y las prácticas de arte útil a estas comunidades? ¿Cómo lograr un nivel de participación que involucre a los colectivos afectados o a sus agentes? Por una parte resulta necesario mantener la radicalidad del concepto de Arte Útil, pero sin dogmatizar este tipo de prácticas, ya que su esencia es inclusiva y flexible, lo que permite transitar un espacio indefinido entre la obra de arte y el activismo, entre la práctica artística y curatorial, entre ser espectador y coproductor, entre alterar el imaginario social, crear nuevas narrativas y aplicar las estrategias artísticas. Pero es necesario subrayar que en la mayoría de los proyectos de Arte Útil: la figura del autor se difumina y, tal y como lo teoriza Barthes20, también en Broadcasting the archive#9 nuestro papel fue iniciar o facilitar los procesos, renunciando a la condición de autor para establecer una co-creación en la que el proyecto se transformó con la aportación de sus co-autores.

Broadcasting the archive #9, Discussion on the criteria, mima, 2016. Photo by Judy Hume, Teesside University

A nivel práctico, el espacio de participación generado con Broadcasting the archive nos permitió visibilizar uno de los factores fundamentales en la participación: la importancia de los intereses de los agentes locales involucrados en cada actividad. Durante los meses de investigación previa a la residencia establecimos un proceso de diálogo con Miguel Amado (curador en mima) y Emily Hesse, una artista local que junto a James Beighton desarrolla el proyecto New Linthorpe21. Ellos fueron co-autores del programa y en estas conversaciones se fueron desgranando propuestas sobre temas y urgencias locales, así como diversas posibilidades de uso del archivo.

A nivel teórico, este tiempo de participación nos ayudó a comprender algunas características de la praxis y la complejidad de los procesos en Arte Útil permitiéndonos profundizar en valores fundamentales que están vinculados al contexto. No solo nos interesaba facilitar la activación del dispositivo sino que queríamos asegurar la sostenibilidad de los procesos, estableciendo redes que potenciarán colaboraciones futuras entre los distintos agentes implicados. Con ello seleccionamos una serie de proyectos del archivo que podían abrir líneas de debate o aportar estrategias de acción e invitamos a Adelita Husni-Bey22 a presentar su proyecto “La Convención del Uso del espacio” y compartir su experiencia acentuando la posibilidad de transformar las estructuras legales para adaptarlas a las necesidades de la población, creando desde el arte un documento legal aplicable en jurisprudencia.

Broadcasting the archive #9, Discussion on What’s like to be a woman in Middlesbrough?, mima, 2016. Photo by Miguel Amado

Dos semanas antes de comenzar la residencia, se publicaba un artículo presentando un ranking nacional sobre calidad de vida que afirmaba que Middlesbrough era la peor ciudad en Inglaterra para ser mujer23. Emily Hesse nos contó la ola de reacciones desatada en las redes sociales y la necesidad de cambiar las narrativas negativas asociadas durante décadas con la ciudad. Durante la investigación descubrimos que ya existía una campaña coordinada por la periodista Emma Cheswort24 para erigir la primera estatua femenina en la ciudad. Decidimos entonces conjuntamente responder a esta urgencia organizando una jornada de discusión sobre lo que caracterizaba al hecho de ser mujer en Middlesbrough y activar un Edit-a-thon de Wikipedia añadiendo entradas sobre mujeres destacadas de la historia de la ciudad. Se trataba de ir más allá del archivo, para operar dentro del Arte Útil activando sus criterios 3, 4, 5 y 7 y provocar un cambio en las narrativas y el imaginario colectivo a través de la acción: generar una revisión de la historia de la ciudad basada en el valor de las aportaciones femeninas. Para ello hicimos una llamada abierta a la participación e invitamos a Emma Cheswort y a las estudiantes de informática de la Universidad de Middlesbrough. El resultado fue un día de conversaciones y debate en un grupo que integraba diferentes generaciones de mujeres con perfiles muy diversos, incluyendo representantes del ayuntamiento, de grupos activistas y organizaciones sindicales. Además de su efectividad en términos de la calidad de la participación, la actividad y la campaña recibieron una atención especial de los medios regionales, incluyendo una entrevista en directo con Emily Hesse en BBCTees radio25. Pero lo más significativo es que marcó el comienzo de un grupo de trabajo que pretende continuar con esta actividad en el museo.

Broadcasting the archive #9, Edit-a-thon, mima, 2016

Finalmente, durante la residencia intentamos conectar el programa desarrollado en el mima con el gobierno local junto a proyectos y organizaciones sociales activas que pudiesen beneficiarse del uso del archivo, activando un espacio de extraterritorialidad recíproca26, en el que el arte sale de su territorio para moverse en otras esferas de colaboración, por lo que contamos con la participación de Bini Araia miembro de la organización Investing in People and Culture (IPC)27 que junto a Hesse fueron los agentes más involucrados en el programa. Ambos viajaron con nosotras a Liverpool junto con parte del equipo del mima y de la corporación local. Allí visitamos la recién fundada Oficina permanente de Arte Útil en Granby4Streets29 un proyecto que comenzó a tomar forma durante las actividades realizadas en Bda#428. En Granby conversamos con artistas y miembros de la comunidad sobre la funcionalidad de la Asociación de Arte Útil, las posibilidades de uso del archivo a nivel local y las conexiones artísticas que se podrían generar de forma autónoma. En Granby, tras su colaboración con Assemble, la comunidad ha asimilado con naturalidad la capacidad del arte y el pensamiento artístico como herramientas para el cambio social. Ahora se han apropiado totalmente del archivo y de sus estrategias, experimentando opciones y formas de activar los proyectos, usando el archivo de Arte Útil directamente desde la comunidad.

Visit to Granby Four Streets Regeneration, Liverpool, 2016

En definitiva, en la práctica de Arte Útil como en Broadcasting the archive, son los procesos de co-creacion los que generan la intervención activa, al aceptar lo que implica la participación, se genera un espacio flexible de colaboración que está basado en una interacción recíproca, capaz de integrar las voces, saberes e intereses de los agentes involucrados y de asumir la negociación y el diálogo como metodología, operando en un “espacio intersubjetivo de colaboración” entre la comunidad y el artista, en el que como apunta Wright, el espacio se transforma en tiempo de cooperación e intervención, activando “el tiempo de los comunes”.

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Stephen Wright, Toward a Lexicon of Usership, Van Abbemuseum, Eindhoven, 2013. pag 29
http://www.etymonline.com/index.php?term=participation consultado el 15 Febrero 2017.
La definizione di ‘pataistituzionalismo’ proviene dal neologismo ‘patafisica’, introdotto da Alfred Jarry nel diciannovesimo secolo. Secondo le parole di Jarry, ‘La patafisica è una scienza che abbiamo inventato, perché se ne sentiva generalmente il bisogno’. Con pataistituzionalismo si sottolinea quindi il potenziale organizzativo come prodotto dell’immaginazione. Il primo congresso sul pataistituzionalismo si é svolto a Varsavia il 2 aprile 2016. http://artmuseum.pl/en/wydarzenia/pierwszy-warszawski-zlot-patainstytucjonalny link visitato il 16 Febbraio 2017.
I criteri di Arte Útil si possono consultare a questo link http://www.arte-util.org/about/colophon/ Link visitato il 17 febbraio 2017.
Per una definizione di Museo 3.0 consultare Stephen Wright, Toward a Lexicon of Usership, Van Abbemuseum, Eindhoven, 2013. Pag. 39-41. http://www.arte-util.org/cms/wp-content/uploads/2015/03/Toward-a-lexicon-of-usership.pdf Link visitato il 16 Febbraio 2017.
https://www.theguardian.com/politics/ng-interactive/2016/jun/23/eu-referendum-live-results-and-analysis Link visitato il 16 Febbraio 2017.
Investing in People and Culture (ICP) è un’associazione di volontari che lavora per il sostegno dei richiedenti asilo in condizioni psicologiche particolarmente problematiche legate soprattutto alla depressione. https://localgiving.org/charity/ipc/ Link visitato il 17 febbraio 2017.
http://www.arte-util.org/projects/granby-four-streets-regeneration/ Link visitato il 17 febbraio 2017.
http://www.arte-util.org/projects/convention-on-the-use-of-space/ Link visitato il 17 febbraio 2017.
10 https://www.theguardian.com/society/2016/sep/12/girls-quality-of-life-shows-huge-variation-around-the-country-report?CMP=fb_gu, link visitato il 17 febbraio 2017.
11 Per l’attivazione dell’edit-a-thon abbiamo preso come modello il manuale sviluppato da Art+Feminism http://www.artandfeminism.org/, link visitato il 17 febbraio 2017.
12 http://www.newsweek.com/statues-manchester-middlesbrough-emmeline-pankhurst-ellen-wilkinson-victoria-540379
13 “…everything that humanity has thought for hundreds of thousands of years and which, in a sense, reflects the very tendencies of the institution of society, could be shaken, if indeed it can be, only by a precise and detailed demonstration, case by case, of the limits of this thought and of the internal necessities, corresponding to its mode of being”. Castoriadis, Cornelius.1987. The Imaginary Institution of Society. MIT University Press (first ed. L’institution imaginaire de la société, © Éditions du Seuil, Paris, France, 1975).
14 La noción de “patainstitucionalismo” es un neologismo inspirado en el termino pataphysica, una disciplina imaginaria descrita por Alfred Jarry en el siglo XIX, motivada por la creencia de que la naturaleza virtual o imaginaria de las cosas puede ser vivida y sentida como real y describe un tipo de organizaciones de carácter alternativo y/o independiente surgidas como reacción ante la inercia de las instituciones tradicionales en el área artitica, cientifica, económica y política cuyo potencial organizativo proviene de la imaginación.
15 http://www.arte-util.org/about/colophon/ consultado el 17 Febrero 2017.
16 http://www.visitmima.com consultado el 10 Febrero 2017.
17 Stephen Wright, Lexico, 39-40.
18 https://www.theguardian.com/society/2010/oct/23/britain-not-working-unemployment-middlesbrough consultado el 16 Febrero 2017.
19 https://www.theguardian.com/uk-news/2016/mar/09/middlesbrough-mayor-dave-budd-fairer-dispersion-asylum-seekers consultado el 16 Febrero 2017.
20 Roland Barthers, La muerte del autor, 1968.
21 http://www.arte-util.org/projects/new-linthorpe-2/ consultado el 16 Febrero 2017.
22 http://www.arte-util.org/projects/convention-on-the-use-of-space/ consultado el 15 Febrero 2017.
23 https://www.theguardian.com/society/2016/sep/12/girls-quality-of-life-shows-huge-variation-around-the-country-report?CMP=fb_gu Consultado 16 Febrero 2017.
24 http://www.eighthplinth.com consultado el 16 Febrero 2017.
25 http://www.bbc.co.uk/programmes/p04b1sdl Interview from 1h 40m.
26 Stephen Wright, 29.
27 http://www.i-p-c.org consultado el 16 Febrero 2017.
28 http://www.arte-util.org/projects/granby-four-streets-regeneration/ Consultado el 15 Febrero 2017.
29 http://www.arte-util.org/broadcasting-the-archive-4/ consultado 16 Febrero 2017.

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Gemma Medina Estupinan (Spain, 1975) and Alessandra Saviotti (Italy, 1982) are both working as independent curators and researchers internationally. Since 2012 they have been working in close collaboration with the Van Abbemuseum Eindhoven (NL), the Asociación de Arte Útil and the artist Tania Bruguera, to build the Arte Útil Archive that was the core of the exhibition “The Museum of Arte Útil” where they curated the public program together.
They have recently co-curated “Broadcasting the archive”, an independent project supported by the Mondriaan Fund and The Art of Impact, to emancipate the usership around the Arte Útil archive.
www.arte-util.org