ISSN 2039-5426
Periodico Quadrimestrale
ANNO VII, n.26, Settembre-Dicembre 2017
/Four-monthly Magazine
Year VII, n.26, September-December 2017

CALL for PROPOSAL

roots§routes è un magazine con una linea editoriale dettata dalla sua redazione che garantisce la qualità e la coerenza degli interventi. Ritenendo però necessaria una costante apertura verso qualsiasi contributo di qualità, che corrisponda alle finalità condivise da tutti i redattori, valuta importante la possibilità di ospitare, accanto agli artisti e ai ricercatori invitati, contributi che possano arrivare da contesti non conosciuti direttamente.
roots§routes a tale scopo lancia una Call for Proposal, invitando artisti e ricercatori a inviare proposte di contributi, partendo dal tema della rivista del trimestre seguente.
La proposta di contributo dovrà essere inviato sotto forma di abstract di un massimo di 350 parole compilando l’apposito box sottostante o inviando una email all’indirizzo info@roots-routes.org con nell’oggetto: “Article Submission” specificando il numero per il quale si intende proporre il contributo tra quelli elencati dalla redazione. È inoltre richiesto l’invio di una biografia breve e una selezione di pubblicazioni. L’abstract potrà essere scritto in una delle seguenti lingue: inglese, italiano, francese, portoghese o spagnolo.
In caso di interesse della redazione verrà inviata una risposta positiva all’indirizzo email da cui è giunta la proposta, nella quale si chiederà di inviare il contributo per intero nella lingua scelta dal proponente.
La redazione, al ricevimento dell’intero contributo, si riserva il diritto di chiederne parziale modifica o, in caso di evidente non coerenza con il concept inviato, di rifiutare il contributo stesso.

In caso di rifiuto verrà inviata una email di comunicazione con una motivazione allegata.

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PROSSIMO NUMERI
Anno VIII, n°26, settembre - dicembre 2017
§ Network is the message

a cura di Carolina Farina

 

Se il medium condiziona il messaggio […], allora in internet, medium basato sulla creazione di reti di connessioni, il messaggio diventano le reti sociali1.

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Virtual Community e networking, l’imperativo è “fare rete”. Il sistema su cui è basato il World Wide Web ha privilegiato sempre di più la filosofia del peer-to-peer (caratteristica dell’etica hacker).

La tecnologia mediatica nell’era del web 2.0 si è fatta ambiente, immersivo e immateriale, nel quale la comunicazione è il fulcro regolatore della vita al suo interno.

In questo spazio l’individuo partecipa come autore di tutte le dinamiche relazionali, peculiari della vita offline, non solo replicandole, ma traducendole attraverso un’interfaccia dal linguaggio multimediale.

La comunità virtuale2 rimette in discussione il concetto di “realtà” avendo l’urgenza di considerare tutta quella sfera dell’esistenza individuale e collettiva, che si svolge all’interno dello spazio web, dove i confini corporei, geografici, temporali e identitari sono rarefatti e si configurano nuovi codici espressivi, iconografie, narrazioni e sensorialità.

Nella rete ciascun individuo è chiamato a (ri)definire la propria presenza posizionandosi in una rappresentazione data dall’insieme di informazioni che con essa decide di condividere: «Il fruitore diviene uno dei protagonisti di un evento che lo investe sia a livello cognitivo che percettivo, potendo quindi prendere in mano il processo di creazione e trasmissione delle informazioni, attraverso un feedback diretto con il medium»3.

La sensibilità dei social network nei confronti delle informazioni fornite dagli utenti si esprime in un processo costante di negoziazione e adeguamento mirato alla creazione di esperienze gratificanti attraverso la manipolazione delle percezioni e degli immaginari.

Come si sono modificate le relazioni sociali e la condivisione dei saperi della vita analogica una volta consegnate alla mediazione dell’interfaccia informatico? Quali sono le potenzialità creative e le criticità di questa intelligenza connettiva fondata sull’interscambio di conoscenza, a partire da affinità di interessi e passioni, nella quale prendono la parola anche tutte quelle singolarità marginalizzate dalla comunicazione dei media tradizionali? Questo “fare rete” assume diverse funzioni e significati a seconda dei soggetti, formando comunità dalle quali emerge una sempre più peculiare diversificazione e frammentazione di obiettivi, di culture e di linguaggi. Sono d’esempio differenti movimenti politici e attivisti che hanno eletto, sin dai suoi esordi, lo spazio virtuale come piattaforma privilegiata di discussione, di concentramento e in alcuni casi anche di azione sovversiva.

Il processo connettivo-virtuale con gli altri nodi diventa imprescindibile nella formazione di un’identità (singolare e comunitaria) disseminata attraverso differenti dispositivi tecnologici integrati a quello corporeo, mentre la definizione di “collettività” diventa sempre più problematica e complessa. Il riconoscersi in un “noi”, oltre l’essere compresenti nello stesso luogo etereo, resta in bilico tra “l’appartenere” e il “prendere parte” quando ci si muove con fluidità tra la specificità, talvolta alientante, delle fanbase e i populisti #jesuis.

In un contesto in cui chiunque, con a disposizione la tecnologia necessaria, è investito del potere di creare contenuti per diffonderli nella rete l’utente assume un nuovo ruolo: non solo autore, ma controllore. Autorialità e autorità parcellizzate, unite a relativizzazione e condivisione del potere in nome di una dichiarata orizzontalità: come si articola la libertà di espressione nelle dinamiche sociali che si creano nel cyberspazio? Come si possono affrontare hate speech, troll e cyberbullismo, fenomeni di una cultura della violenza che nella virtualità ha trovato un habitat ottimale in cui radicarsi? Emerge quanto a essere presa in causa dai social media sia, sempre di più, la sfera emozionale dell’individuo che, amplificata dalla virtualità, diventa un potentissimo strumento di aggregazione. In questi processi si percepisce il delinearsi di una memoria collettiva, ipertestuale, multimediale e multisensoriale, alla quale partecipa contemporaneamente a livello globale l’intera popolazione della rete.

Attraverso quali espedienti le pratiche artistiche s’inseriscono all’interno di questi processi, e quali interessi possono spingerle a insinuarsi mimeticamente nelle strategie relazionali della rete? Si può immaginare l’eredità di attivisti e artisti della scena cyberpunk reinvestita dagli utenti stessi in micro-azioni critiche, creative di détournement e rivoluzione nella quotidianità delle comunità virtuali?

1 de Kerckhove D. (Prefazione) in T. Bazzichelli, Networking. La rete come arte, Costa&Nolan, Milano 2006.
2 Secondo il termine “Virtual community” coniato da Howard Rheingold nel libro omonimo. H. Rheingold, The Virtual Community: Homesteading on the Electronic Frontier, MIT Press 2000.
3 Bazzichelli T., Networking. La rete come arte, Costa&Nolan, Milano 2006, p. 94.

DEADLINE

PRIMA USCITA

uscita 15 settembre 2017
invio abstract entro 01 agosto 2017
invio contributo entro 31 agosto 2017

SECONDA USCITA

uscita 15 novembre 2017
invio abstract entro 01 ottobre 2017
invio contributo entro 31 ottobre 2017

Anno VIII, n°27, gennaio - marzo 2018
§ Sensory Hiatus

a cura di Laura Estrada Prada

“Il mondo è l’emanazione di un corpo che lo penetra.
Tra la sensazione delle cose e sensazione di sé, si istaura un andirvieni continuo:
prima del pensiero, vi sono i sensi.”

– David Le Breton 

In un mondo che si è palesemente emancipato dal pensiero Cartesiano e il suo disprezzo del corpo, la sfera del corporeo ha affermato la sua importanza all’interno degli studi culturali e accademici. Con il riconoscimento del corpo come produttore di significati, la percezione corporea e i sensi diventano fondamentali. Oggi, la percezione del mondo è necessariamente multi-sensoriale, multi-disciplinare e multi-culturale.  In questo contesto e in coerenza con la necessità di riconsiderare il corpo, vediamo la sovversione di una struttura gerarchica dei sensi che è stata monolitica per tanto tempo. La visione e l’udito sono stati considerati spesso “i sensi nobili”: gli unici capaci a fornire esperienze intellettuali. Olfatto, gusto e tatto sono stati a lungo riconosciuti come i “sensi bassi”, troppo istintivi ed emotivi per essere degni di riconoscimento nelle costruzioni di significato in Occidente1. Questa gerarchia dei sensi è iniziata a essere messa in discussione alla fine del XX secolo e i sensi bassi hanno cominciato a infiltrarsi nelle narrazioni culturali in modo più cosciente: le implicazioni tacite ma condivise del vivere in un mondo che dev’essere assaggiato, toccato e odorato per essere compreso in modo più completo2. Questo cambiamento sensoriale procura una comprensione diversa dei contesti e delle circostanze laddove i sensi diventano i veri e propri soggetti di riflessione, piuttosto che degli effetti collaterali. Attraverso il disturbo dei modi comuni di sentire, si può innescare una riflessione su come l’esperienza può cambiare i modi di sentire, anzi che la solita considerazione che i sensi modificano soltanto l’esperienza3. Riesaminare il valore dei sensi trascurati – tali come l’olfatto, il tatto e il gusto – diventa, quindi, una pratica necessariamente multi-disciplinare: uno spazio dove l’arte, le storie, l’antropologia e la scienza possono trovare una convergenza dialettica. Come possiamo parlare di odori, sensazioni tattili e gusti? La “forza” di queste sensi giace nella loro sovversione di una gerarchia condivisa, presentandosi come elementi di disturbo nel modo di sentire collettivo? La loro natura evocativa ed emozionale propone una ri-esaminazione dei loro linguaggi e delle estetiche che fino adesso sono state primordialmente visive?

1 Classen, C. e Howes, D. Ways of Sensing, Routledge, New York, 2014.
2 Le Breton, D. Il Sapore del mondo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007.
3 Bacci, F. e Melcher, D. Art & The Senses, Oxford University Press, Oxford, 2013.

DEADLINE

PRIMA USCITA

uscita 15 gennaio 2018
invio abstract entro 01 dicembre 2017
invio contributo entro 31 dicembre 2017

SECONDA USCITA

uscita 15 marzo 2018
invio abstract entro 01 febbraio 2018
invio contributo entro 28 febbraio 2018