ISSN 2039-5426
Periodico Quadrimestrale
ANNO VII, n.24, gennaio-aprile 2017
/Four-monthly Magazine
Year VII, n.24, January-April 2017

anno 7, n. 24 gennaio – aprile 2017 [ Participation

Anno VII, n.24 gennaio – aprile 2017
Participation

a cura di Paola Bommarito

Site-specific è una parola che usiamo spesso, per indicare quelle produzioni artistiche pensate appositamente per quel luogo, per quello spazio. Qui si parla di Place-specific. Di quegli interventi, nello spazio urbano, che non sono pensati in relazione a uno spazio inteso nella sua specificità fisica e geografica. Di quelle pratiche che cercano di stabilire connessioni con il contesto sociale in cui si trovano, con un luogo visto come risultato di un insieme di relazioni sociali, culturali ed economiche.

Non si tratta dell’installazione di un’opera nello spazio cittadino, di una scultura che trova posto in una piazza esclusivamente per attuare un mero processo di estetizzazione di quello spazio. Qui si parla di un’operazione artistica che si colloca nello spazio pubblico, che è concepita nell’interesse pubblico e che focalizza temi sociali e politici. È un’arte partecipativa1, che coinvolge le comunità che abitano quei luoghi attraverso pratiche collaborative, maggiormente orientata su una forma di partecipazione intesa come processo di lavoro politicizzato. Un’arte dialogica2 perchè cerca di instaurare e facilitare un dialogo fra diversi gruppi sociali. Un’arte contestuale3, che esce fuori da musei e gallerie, dagli spazi deputati all’esposizione, e si contestualizza nel mondo e nella vita quotidiana.
La collaborazione e il dialogo sono diventati elementi centrali del linguaggio estetico di molti artisti contemporanei. Ma in che modo un’artista può lavorare nello spazio pubblico? Che tipo di relazione si instaura tra un’operazione artistica e le persone che abitano un luogo? Quante e quali forme di partecipazione possono essere attivate?

Non è semplicemente una forma d’arte che cerca di creare occasioni di incontro fra le persone, momenti di relazione. Qui si parla della dimensione sociale della partecipazione. Si tratta di collaborare con una comunità, avviare un dialogo con essa, raccogliere informazioni sui suoi bisogni e sul contesto per poi sviluppare un intervento artistico. È la proposta, a un pubblico più vasto, di prendere parte a una dinamica artistica. L’invito a compiere un’azione.
Ma soprattutto qui si parla della partecipazione al processo creativo di un’opera, dell’essere inseriti direttamente nella sfera autoriale della produzione artistica. Del lavoro di artisti, o di un gruppo di persone più o meno ampio e molto spesso interdisciplinare, che dopo aver avviato una relazione con una comunità, pensa collettivamente un’opera. L’atto di cedere parte del controllo autoriale, nella produzione dell’opera, può essere considerato un gesto che produce un modello sociale non gerarchico?

1 Bishop C., Artificial Hells. Participatory Art and the Politics of Spectatorship (2012), Verso Books, London 2012. Trad. it Inferni Artificiali. La politica della spettatorialità nell’arte partecipativa, a cura di Cecilia Guida, Luca Sossella Editore, Milano 2015.
2 Kester G., Conversation Pieces. Community + Communication in Modern Art, University of California Press, Berkeley-Los Angeles, 2004.
3 Weibel P., Context Art: Towards a Social Construction of Art 1994.