Anno XI, n°35, gennaio - aprile 2021
§ ANCHE LE STATUE MUOIONO

a cura di Giulia Grechi e Salvo Lombardo

«Quando gli uomini muoiono, entrano nella storia. Quando le statue muoiono, entrano nell’arte.
Questa botanica della morte è quello che chiamiamo cultura. È che il popolo delle statue è mortale.
Un giorno i loro visi di pietra si decomporranno a loro volta. Una civiltà lascia dietro di sé le sue tracce mutilate, come i sassolini di Pollicino. Ma la storia ha divorato tutto. Un oggetto è morto quando lo sguardo vivente che si era posato su di lui è scomparso. E quando noi spariremo,
i nostri oggetti finiranno dove mandiamo quelli dei ‘negri’: al museo».
Alain Resnais, Chris Marker e Ghislain Cloquet, Les Statues Meurent Aussi, 1953, film 29’ [t.d.a.]
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When men die, they enter into history. When statues die, they enter into art. This botany of death is what we call culture. That’s because the society of statues is mortal. One day, their faces of stone crumble and fall to earth. A civilization leaves behind itself these mutilated traces, like the pebbles dropped by Petit Poucet. But history has devoured everything. An object dies when the living glance trained upon it disappears. And when we disappear, our objects will be confined to the place where we send black things: to the museum».
Alain Resnais, Chris Marker e Ghislain Cloquet, Les Statues Meurent Aussi, 1953, film 29’ [t.b.c.] [read more]

Viva Menilicchi! Rituali ambulanti e guerriglia odonomastica in Sicilia di Wu Ming2 e Luca Cinquemani Decolonize your eyes, Padova. Pratiche visuali di decolonizzazione della città. di Annalisa Frisina, Mackda Ghebremariam Tesfau’ e Salvatore Frisina Someone who is going to look at me. Notes against peaceful memorialisation. by Micol Bez “Freedom of Movement” and “Impero dei Segni”. by Nina Fischer and Maroan el Sani The artistic practice in the invited space: a Sarajevo perspective. by Giulia Palomba Contro il farsi statua del tempo: memorie del presente e ritmologie della Storia. di Antonio Ricciardi Parlare della comunità, parlare con la comunità: il caso di Scaffold al Walker Art Center di Minneapolis. di Martina Neglia e Yasmin Riyahi Anche i cani muoiono: visualità, attivismo e resistenza intorno alla statua di un cane. di Federica Timeto A Scroll through the monuments of Grutas Park. by Matteo Locci Ombre di monumenti. di Simona Bordone A estátua que queria entrar para a História. de Carlos Canhameiro CURA e Vozes Contra o Racismo: pratiche artistiche e curatoriali di Contro Colonizzazione dal Sud. di Laura Burocco ll giorno che sparirono tutti. di Christian Piana

ANCHE LE STATUE MUOIONO

Viva Menilicchi! Rituali ambulanti e guerriglia odonomastica in Sicilia.

di Wu Ming 2 e Luca Cinquemani

Viva Menilicchi! nasce da un imprevisto, una richiesta inattesa. Lo strano vicinato tra una biennale d’arte, Manifesta, e un collettivo di cantastorie, noto col nome di Wu Ming.
La scintilla iniziale è una lettera d’invito, alla dodicesima edizione della rassegna, che avrà per sede Palermo e per titolo: Il giardino planetario: coltivare la coesistenza.
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ANCHE LE STATUE MUOIONO

Decolonize your eyes, Padova. Pratiche visuali di decolonizzazione della città.

di Annalisa Frisina, Mackda Ghebremariam Tesfau’ e Salvatore Frisina

Il saggio a tre voci è composto da testi e video.
Mackda Ghebremariam Tesfau’ apre con un una riflessione sulle tracce coloniali che permangono all’interno degli spazi urbani. Lungi dall’essere neutre vestigia del passato, questi segni sono tracce di una storia contesa, che si situa contemporaneamente al cuore e ai margini invisibili della rappresentazione di sé dell’occidenteIl saggio a tre voci è composto da testi e video.
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ANCHE LE STATUE MUOIONO

Someone who is going to look at me. Notes against peaceful memorialisation.

by Micol Bez

The debate about memorialisation is monopolised by two questions: should certain monuments be removed? Or would that mean censoring, rewriting or forgetting history? Starting from the epistemological premise that all knowledge production and representation has the side effect of producing ignorance […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

“Freedom of Movement” and “Impero dei Segni”.

by Nina Fischer and Maroan el Sani

What happened leaves traces, some of which are quite concrete—buildings, dead bodies, censuses, monuments, diaries, political boundaries – that limit the range and significance of any historical narrative. This is one of many reasons why not any fiction can pass for history: the materiality of the sociohistorical process  sets the stage for future historical narratives. […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

The artistic practice in the invited space: a Sarajevo perspective.

di Giulia Palomba

The research introduces the artistic leading role in the production of alternative spaces for dissent and negotiation of meaning, in the local context of Sarajevo, Bosnia Herzegovina. In a contemporary state of uncontrollable capitalistic privatization and corruption, after a past of recurring imposed narratives, issues of legitimacy and representation become every day more relevant […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

Contro il farsi statua del tempo: memorie del presente e ritmologie della Storia.

di Antonio Ricciardi

All’interno del loro La Questione Mediterranea, Chambers e Cariello fanno notare come «le cronologie irrefutabili della storia lineare e del suo presunto progresso» vengano a essere spazzate via nel momento in cui volgiamo il nostro sguardo verso «interruzioni, discontinuità e ritorni rimossi». In questo senso «le mappe possono, in realtà, essere piegate e il tempo sincronizzato con altri ritmi ed altre battute». […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

Anche i cani muoiono: visualità, attivismo e resistenza intorno alla statua di un cane.

di Federica Timeto

Le immagini non sono mai soltanto una questione estetica, ma sempre anche una questione sociale. Le azioni, narrazioni, interpretazioni, cancellazioni strategiche o tattiche che circondano le immagini dimostrano come fenomeni quali totemismo, iconoclastia e vandalismo reagiscano a ciò che le immagini fanno, piuttosto a quello che esse sono. […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

Parlare della comunità, parlare con la comunità: il caso di Scaffold al Walker Art Center di Minneapolis.

di Martina Neglia e Yasmin Riyahi

In occasione di Documenta 13 (9 giugno – 16 settembre 2012), l’artista ha portato a Kassel Scaffold, una scultura in legno e metallo sul tema della pena capitale negli U.S.A. L’opera consiste in una costruzione ricombinata dei patiboli utilizzati in alcune delle più significative esecuzioni pubbliche per impiccagione volute dagli Stati Uniti d’America tra il 1859 e il 2006. […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

A Scroll through the monuments of Grutas Park.

di Matteo Locci

Following 90’s Lithuanian’s independence, billionaire Viliumas Malinauskas decided to purchase and keep dozens of Soviet commemorative statues removed by local authorities. Although through a private acquisition, these statues were saved from a probable metal fusion; in an act of pure post-Stalinist escapology, they now constitute the backbone of the controversial Grutas Park […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

Ombre di monumenti.

di Simona Bordone

“Scusi, mi sa dire dov’è via Garibaldi?” “Guardi vada dritto fino all’incrocio, poi giri a sinistra. In fondo vedrà una statua a cavallo, grande eh, si vede bene, lì comincia via Garibaldi.” “Grazie, molto gentile.”
Rivolta al marito: “Bisogna sempre chiedere, perché ‘ste vie Garibaldi, sono lunghe e non si sa mai dove incominciano”.
[…]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

A estátua que queria entrar para a História.

de Carlos Canhameiro

Rígida e fria, eu sou uma estátua. Uma estátua esquecida no meio de uma praça. Uma praça esquecida no meio de um bairro. Um bairro esquecido no meio de uma cidade, rígida e fria. Toda a minha consciência vem do presente, do presente que recebo de alguém que sobre (ou por) mim escreve. Não há porque fingir outras possibilidades […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

CURA e Vozes Contra o Racismo: pratiche artistiche e curatoriali di Contro Colonizzazione dal Sud.

di Laura Burocco

In un dibattito tenutosi nell’ottobre di quest’anno, quello che fu il ministro della cultura più progressista del Brasile e uno dei maggior esponenti della cultura del suo paese, Gilberto Gill ha detto: «In Brasile le cose stanno peggiorando e migliorando allo stesso tempo. Migliorano nella misura in cui chi vuole che peggiorino sta facendo così tanto (male) da creare le condizioni perché coloro che vogliono che migliorino si mettano in azione». […]

ANCHE LE STATUE MUOIONO

ll giorno che sparirono tutti.

di Christian Piana

Nel 2003 a Pristina, nel Kosovo, ho conosciuto un ragazzino albanese di circa 13 anni, che, con la madre e le due sorelle più piccole, stava cercando di arrivare in Germania via terra, attraverso la ex Jugoslavia. Mi trovavo nella fatiscente stazione dell’autobus della città, in parte bruciata e in parte segnata dalle esplosioni, insieme a un gruppo di persone sconosciute, aspettando l’autobus che mi avrebbe riportato a Sarajevo.[…]