RELATIONSHIP
Quale Educazione per Marte?
di Valerio Rocco Orlando e Maria Rosa Sossai

Secondo Foucault con l’avvento di Napoleone assistiamo al passaggio da una “società di sovranità” a “una società disciplinare”.

La società disciplinare si definiva attraverso la costituzione di spazi di reclusione: prigioni, scuole, fabbriche, ospedali, manicomi. Per William Burroughs siamo ora passati alla “società di controllo” in cui gli spazi di reclusione non sono più necessari, perché sostituiti dal subappalto e dal lavoro a domicilio.

Nel campo dell’educazione, la scuola e la formazione, scrive Deleuze, saranno espletate contemporaneamente, attraverso la “formazione permanente” che non comporterà più la necessità di stare chiusi nello spazio chiuso di un’aula.
Il controllo non coincide più con la disciplina. Così come in autostrada ci si può muovere all’infinito e liberamente, pur essendo sempre sotto controllo, lo stesso vale per l’informazione che sostanzialmente equivale a far circolare parole d’ordine.
Non a caso le dichiarazioni della polizia sono chiamate comunicati.

L’informazione è un sistema controllato dalle parole d’ordine che valgono in una determinata società. Vale forse questa definizione anche per l’educazione? E l’opera d’arte, invece? si chiede Deleuze. “Deve fare contro-informazione, diventare un atto di resistenza. L’opera d’arte non è uno strumento di comunicazione e non ha niente a che fare con la comunicazione. L’opera d’arte non contiene letteralmente la minima informazione”.

Per Malraux l’arte è la sola cosa che resiste alla morte. L’arte è ciò che resiste.

Parafrasando la definizione di potere (che è parte integrante della relazione apprendimento-insegnamento) che dà Foucault, per il quale il potere non è una cosa ma una relazione, lo stesso si potrebbe affermare rispetto all’educazione, la quale non è una somma di contenuti ma la relazione di due o più soggetti con diversi ruoli.
Se provassimo a definire la trasmissione del sapere all’interno dell’istituzione scuola come una relazione di poteri diversi, quale modello alternativo potremmo proporre? Quale Educazione per Marte?, parafrasando il titolo di una mostra (Quelle architecture pour Mars?) di Dominique Gonzalez-Foerster, intende il sapere come atto di resistenza che l’artista si propone di attivare insieme agli studenti.

Riflettendo sulla trasmissione di conoscenze all’interno del sistema scolastico, ormai datato rispetto all’evoluzione della percezione delle nuove generazioni, è nostra intenzione interrogarci sulle relazioni degli studenti con gli insegnanti, sul contesto in cui entrambi vivono, sui loro rapporti con la famiglia e con gli amici, analizzando così nella quotidianità le sovrapposizioni tra pubblico e privato.

A partire dall’aula, che è il luogo in cui questo processo cognitivo avviene, gli interstizi come i corridoi, i bagni e il cortile diventano i luoghi privilegiati in cui instaurare una relazione con gli studenti, al fine di sondare quello che avviene dentro e fuori di loro.

L’incontro e l’esperienza stessa della conversazione rappresentano un momento significativo nel processo di creazione del lavoro, così come la rielaborazione e la riflessione sull’opera finale, attraverso l’editing video dei dialoghi e delle interviste.

Perché sia un’esperienza dialettica davvero significativa è fondamentale che si attivi non solo la relazione con l’artista, ma anche quella tra gli studenti stessi, di modo che ognuno decida consapevolmente, attraverso il confronto con gli altri, di riflettere sul proprio ruolo all’interno della scuola e di conseguenza sulla sua condizione nella società.

Come il filosofo della scienza Bruno Latour, che nel libro “La vie de laboratoire” del 1979, invece di analizzare le scoperte scientifiche, ha studiato le relazioni degli scienziati tra di loro e con le loro famiglie e i loro amici, così noi ci proponiamo di analizzare i rapporti tra coloro che costituiscono l’istituzione scuola.

“Mi colpisce il fatto che nella nostra società l’arte sia diventata qualcosa in relazione con gli oggetti e non con gli individui o con la vita. Quest’arte è qualcosa di specialistico, fatta da esperti che sono artisti. Ma non potrebbe essere la vita di ognuno un’opera d’arte? Perché l’opera dovrebbe essere una lampada o una cosa e non la nostra vita?” così si chiedeva Foucault.

Partendo da queste premesse l’obiettivo concreto del nostro progetto è arrivare a un cambiamento della percezione della relazione stessa, dal momento che la nostra finalità non è la produzione di oggetti bensì una riflessione sulla natura dell’esistenza, al fine di acquisire una consapevolezza necessaria a migliorare la società in cui viviamo.

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Valerio Rocco Orlando, 14.12 (Roma), 2011. C-Print, 70x100cm
Collezione privata, Roma.

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Valerio Rocco Orlando, 01.05 (La Habana), 2012. C-Print, 70x100cm
Collezione privata, Roma.

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Valerio Rocco Orlando, Un mundo mejor es posible, 2012. Red, white and blue neon, 15x150cm
Collezione privata, Roma.
Ph. Valerio Iacobini

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Valerio Rocco Orlando, Personale è Politico, 2011. Green neon, 20x140cm
Collezione Raffaella e Stefano Sciarretta, Nomas Foundation, Roma.
Ph. Giorgio Benni

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Valerio Rocco Orlando (Milano, 1978), dopo una laurea in drammaturgia all’Università Cattolica di Milano e un master in regia alla Queen Mary University di Londra, compone articolate installazioni, video, fotografie e libri che, in bilico tra dialogo corale e ritratto intimista, mettono in scena la relazione tra individuo e comunità, allo scopo di ripensare il senso di appartenenza nella società contemporanea. Tra le mostre personali: The Reverse Grand Tour, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Roma, 2013; ¿Qué Educación para Marte?, Villa e Collezione Panza, Varese, 2013; Quale Educazione per Marte?, Nomas Foundation, Roma, 2011; Lover’s Discourse, Careof DOCVA, Milano, 2011; Lover’s Discourse, Momenta Art, New York, 2010; Niendorf (The Damaged Piano), Galleria Maze, Torino, 2008; The Sentimental Glance, Galleria Maze, Torino, 2007. Tra le mostre collettive: XI Bienal de La Habana, Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam, L’Avana, 2012; Neon. La materia luminosa dell’arte, MACRO Museo d’Arte Contemporanea, Roma, 2012; Re-generation, MACRO Museo d’Arte Contemporanea, Roma, 2012; Estate, Marianne Boesky Gallery, New York, 2012; Nurture Art, Chelsea Art Museum, New York, 2011; videoREPORT ITALIA: 08_09, GC. AC, Monfalcone, 2010; Emerging Talents – New Italian Art, CCCS, Palazzo Strozzi, Firenze, 2009. Nel 2009 Valerio Rocco Orlando ha vinto il premio ISCP New York promosso da Parc/Seat/Gai e nel 2011 una Civitella Ranieri Foundation Fellowship nella sezione Arti Visive. www.valerioroccoorlando.com

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Maria Rosa Sossai è curatrice, critico d’arte e ricercatrice nel campo delle politiche dell’educazione e delle pratiche artistiche. Nel 2012 ha fondato Alagroup (www.alagroup.org), piattaforma indipendente per l’educazione e arte contemporanea.