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Matteo Fraterno

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in-differenziati, athina 2012 di Matteo Fraterno

RELATIONSHIP
in-differenziati, athina 2012
di Matteo Fraterno

In-differenziati, athina 2012 è il titolo di un’opera inedita dell’artista relazionale Matteo Fraterno ideata e realizzata durante il suo ultimo soggiorno ad Atene nel 2012. L’opera rappresenta un focus sulla situazione sociale di una parte della popolazione, migrata nella capitale greca, che, come fonte di lavoro, ha organizzato un capillare sistema di microeconomia. Il termine “in-differenziati” si riferisce esattamente alla presunta situazione di marginalità e di alterità rispetto al contesto sociale ed economico nel quale vivono i protagonisti dell’opera, una situazione a confine di quella società che non gli riconosce una  posizione sociale e lavorativa ma della quale invece, fanno a tutti gli effetti parte.
L’opera è composta da una installazione video, da un biglietto con il quale un lavoratore mostra all’artista il proprio tariffario di vendita e dal quale metaforicamente tutto ha origine,  da contributi critici che l’artista ha richiesto a diverse personalità in base al ruolo professionale da essi svolti ed infine, da una serie di scatti fotografici. Nel processo di costruzione dell’opera, ciascun elemento contribuisce a mostrare allo spettatore uno spaccato della realtà ateniese, le fotografie, in particolare, permettono una mappatura dei luoghi della città.
Il video mostra le rotte percorse dei lavoratori nel quotidiano sulle note della suggestiva Cavalleria Rusticana interpretate da Maria Callas. La scelta del melodramma palesa il legame tra le origini italiane dell’artista e la Grecia, luogo nel quale Matteo Fraterno ha vissuto molti anni. Il melodramma, tratto dall’omonima novella di Giovanni Verga, sposta la concentrazione sul concetto di tradimento, ovvero quello di una Europa storicamente in bilico nel trattenere la Grecia o meno all’interno della Comunità. Una marginalità dei lavoratori a metafora della marginalità della Grecia.

Rossana Macaluso

 

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in- differenziati, athina 2012, Matteo Fraterno
Manuela Gandini
pubblicato su Alfabeta, 2 novembre 2012

 

 

Matteo Fraterno, con In-differenziati Atene 2012, ha filmato i percorsi dei cingalesi che raccolgono dai cassonetti tutto il materiale possibile da riciclare, per 15 euro al giorno. Rame, ferro, alluminio, cartone. Riempiono ciascuno il proprio carrello da supermercato e, in coppia per non essere aggrediti, percorrono la città secondo una toponomastica precisa. Alla fine, tutti convogliano a Orfeo, la strada di un ex quartiere industriale che trabocca di criminalità. Questa non è un’opera di denuncia ma di indagine, è un flash su un organismo urbano pieno di metastasi, è una ricognizione delle forme nascenti di  microeconomia. La colonna sonora, così lontana dal rumore  di una città agonizzante, è “La Cavalleria Rusticana” e tutto si svolge sotto un cielo luminosissimo. In queste esperienze di attivismo artistico tutto si rende più evidente: il piccolo contrapposto al grande, il pubblico al privato, lo straniero all’autoctono. Se da una parte è in corso una violenta repressione perpetrata dai nuovi poteri, che mira a distruggere legami e relazioni tra parti della popolazione; dall’altra, sul piano comunitario, vi è un tentativo di ri-fertilizzazione dell’umanità, di riscoperta della dignità esistenziale e di ripartenza da forme di condivisione e di conoscenza del territorio.

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Gli in-differenziati
Lorenzo Romito (stalker)

 

Sono ancora incerti i segnali dal cuore della crisi.
Poche ancora le tracce di una riconversione sociale. Se non si arriva in uno di quei momenti di conflitto sotto al Parlamento con macchine e negozi in fiamme – che lasciano sempre intatti i grand’hotel e i loro ricchi clienti, affacciati sulla piazza – si percepiscono ancora pochi segnali di quelle trasformazioni sociali di cui la crisi potrebbe essere preludio. Molti i negozi chiusi, case in vendita senza acquirenti, una metro scintillante mai finita di pagare e sempre troppo traffico automobilistico, inquietanti baby poliziotti su moto enduro con caschi alla “Impero del male”. Uno di loro al Pireo ha investito il regista greco Teo Anghelopoulos mentre attraversava la strada in una pausa pranzo durante la lavorazione del suo ultimo film dedicato alla crisi. Un film rivoluzionario, profezia annunciata, nei modi di coproduzione partecipata con artisti e tecnici, di un grande imminente cambiamento economico e sociale, un film che avremmo proprio voluto vedere realizzarsi.
Sono ad Atene per capire se, in una fase più avanzata della crisi,  si sia iniziato a muovere qualcosa, oltre la indifferenza e la rabbia, l’impotenza e la violenza. Se nuove forme di autorganizzazione, nuove pratiche sociali stiano iniziando a delineare la possibilità stessa di un futuro oltre il mortifero  presente imposto dalla Troika, triunvirato di guaritori finanziari che, come i medici della peste a Venezia con la maschera e il naso lungo vanno a visitare il lazzaretto operando salassi senza offrire nessuna speranza di guarigione.
In questo contesto l’occhio di Matteo Fraterno, da alcuni mesi ad Atene, si posa sul più umile ma forte segnale di cambiamento: quelle centinaia di migranti del subcontinente indiano che da qualche tempo, come fantasmi, girano ogni strada della città con carrelli da supermercato rovistando nei rifiuti, raccogliendo e differenziando, con una efficacia degna dei più sofisticati sistemi porta a porta delle città del nord Europa, ogni genere di rifiuto.
Realtà ormai storica delle metropoli del sud e dell’est del mondo quella dei “waste pickers” o “cartoneros” appare nell’ occidente in crisi.
Non hanno ancora un nome questi autorganizzati operatori ecologici, Matteo li chiama “in-differenziati” e li porta in luce con affetto fraterno, denunciando con un neologismo assieme la loro esistenza di differenziatori e l’indifferenza della società greca che rimuove, forse anche con timore, quel primo chiaro segnale dell’ emergere di un mondo nuovo.
A notarli ad Atene sono solo i figli di quel frutto avvelenato della crisi che è il riemergere dell’ odio xenofobo e razzista.
Esiste una importante letteratura sui raccoglitori di rifiuti nelle grandi metropoli dello sviluppo ineguale, degli indifferenziati però si sa ancora poco, il loro repentino emergere indica nel’autorganizzazione una risposta nuova alla crisi e non credo che sia un caso che a percorrere per primi questa strada siano gli “ultimi”, abituati a soffrire ma anche a reagire alle avversità della vita, persone non ancora colpite dal morbo dell’ individualismo, ormai dilagante in Europa, che paralizza chi ne è affetto impedendogli di reagire prima che sia troppo tardi.
Questa “cavalleria rusticana”, legione straniera della battaglia da ingaggiare per guadagnarsi un futuro non più certo, ricorda ai greci e a tutti noi europei ciò che ripeteva ossessivamente Danilo Dolci dalla sua radio libera: “non c’è tempo da perdere perché la gente muore”.

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Gli  in-differenziati, Athens  2012
Le voci di confine
Pasquale Persico (economista)

 

Un artista, Matteo Fraterno, con la sua immensa sensibilità ha incontrato spesso nella sua vita d’artista le voci di confine. Queste voci sono state sempre presenti nella storia degli uomini ma in questa era di globalizzazione veloce, non è tanto il tema dell’abitare nella città che è drammatico, ma quello della crescente deriva di coloro che stanno al margine,o che stanno circoscritti in una dimensione di limite.
Il Video propone la visione di una città, Atene, metropoli europea in bilico tra l’appartenenza all’Europa o il ritorno al passato. Si mischiano così dimensioni diverse  ed il viaggio giornaliero dei  Pakistani d’Atene che, come altri in altre città, raccolgono metalli e rifiuti utili per riciclare la loro sopravvivenza,  rinnova il tema del confine tra continenti e nazioni, tra uomini ed uomini. Un confine definito dalla storia é spesso modificato dalla storia che frammenta ed annulla identità fino a sospenderle per un’intera vita.
Il camminare per attraversare i quartieri della città si trasforma, così, in una danza malinconica, di richiesta di appartenenza, di sogno di inclusione.
In Europa nei giorni in cui l’artista documentava l’altra città della città di Pericle, cresceva l’idea di poter restringere i confini dell’ Europa avendo come parametro la sostenibilità del debito, come se l’umanità potesse vivere senza più principi di equità e di inclusione. C’era voglia di privilegio, in quei giorni e anche adesso, di conservazione, di morte tragica, atmosfera che viene rappresentata nel video nel movimento lento delle bandiere identitarie dell’Europa, della Grecia e della comunità di Atene. La Callas con la sua incredibile voce accompagna i pensieri degli ascoltatori, il loro sgomento, ma anche la loro impotenza a risalire verso la speranza di inclusione.
L’emergenza tragica, segnalata da Matteo Fraterno, diventa disagio esistenziale, le emozioni si mischiano con i sentimenti di ribellione. La qualità della società urbana si misura anche dalla capacità di sentire questo disagio, fino a sviluppare un sentimento di reciprocità o di sussidiarietà.
L’artista non può rischiare di uscire dal suo tempo e rinunciare alla testimonianza con nuovi linguaggi d’arte, di poesia visiva documentale.

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Οι «μη ιδιαίτεροι», Αθήνα 2012
Οι φωνές των συνόρων

Ένας καλλιτέχνης, ο Ματτέο Φρατέρνο, με την τεράστια ευαισθησία του, έχει συναντήσει συχνά στην καλλιτεχνική πορεία του τις φωνές των συνόρων. Αυτές οι φωνές ήταν πάντα παρούσες στην ιστορία της ανθρωπότητας, αλλά αυτή την εποχή της ταχείας παγκοσμιοποίησης, δεν είναι τόσο το θέμα της κατοίκησης στην πόλη που γίνεται δραματικό, αλλά εκείνο του να παρασύρονται όλο και περισσότεροεκείνοι που βρίσκονται στο περιθώριο ή που περιορίζονται σε μία οριοθετημένη διάσταση.
Το βίντεο προσφέρει ένα όραμα για μια πόλη, την Αθήνα, μια ευρωπαϊκή μητρόπολη στο όριο μεταξύ της παραμονής στην  Ευρώπη ή στην επιστροφή στο παρελθόν. Ανακατεύονται έτσι διαφορετικές διαστάσεις και έτσι το καθημερινό ταξίδι των Πακιστανών της Αθήνας, οι οποίοι, όπως και άλλοι σε άλλες πόλεις, συλλέγουν μέταλλα και απορρίματα χρήσιμα για την ανακύκλωση της επιβίωσής τους, ανανεώνει το θέμα των συνόρων μεταξύ ηπείρων και εθνών, μεταξύ ανθρώπων και ανθρώπων. Ένα σύνορο που ορίζεται από την ιστορία συχνά τροποποιείται από την ίδια την ιστορία, που τεμαχίζει και ακυρώνει την ταυτότητα μέχρι να την αναστείλει τελείως για μια ολόκληρη ζωή.
Ο περίπατος μέσα από τις γειτονιές της πόλης έχει μετατραπεί έτσι σε ένα μελαγχολικό χορόαναζήτησης του «ανήκειν», αναζήτησης του ονείρου της ένταξης.
Στην Ευρώπη των ημερών κατά τις οποίες ο καλλιτέχνης τεκμηρίωνε την άλλη πόλη της πόλης του Περικλή, μεγάλωνε η ιδέα του να μπορέσουν να περιοριστούν τα σύνορα της Ευρώπης, θέτοντας ως παράμετρο τη βιωσιμότητα του χρέους, λες και η ανθρωπότητα θα μπορούσε να ζήσει πλέον χωρίς τις αρχές της ισότητας και της κοινωνικής ένταξης. Υπήρξε μια επιθυμία για προνόμιο εκείνες τις ημέρες και ακόμα και τώρα, για διατήρηση, για τραγικό θάνατο, ατμόσφαιρα που απεικονίζεται στο βίντεο με την αργή κίνηση των σημαιών της Ευρώπης, της Ελλάδας και του Δήμου της Αθήνας. Η Κάλλας με την απίστευτη φωνή της συνοδεύει τις σκέψεις του κοινού, τη δυσαρέσκειά τους, αλλά και την αδυναμία τους να ανταποκριθούν στην ελπίδα της ένταξης.
Η τραγική καταστροφή που επισημαίνεται από τον Ματτέο Φρατέρνο,  μετατρέπεται σε υπαρξιακή αγωνία, τα συναισθήματα αναμειγνύονται με τα συναισθήματα της εξέγερσης. Η ποιότητα της αστικής κοινωνίας μετράται επίσης από την ικανότητα του να αισθάνεται κανείς αυτή την ταλαιπωρία, μέχρι να αναπτυχθεί ένα αίσθημα αμοιβαιότητας ή επικουρικότητας.
Ο καλλιτέχνης δε μπορεί να ρισκάρει να εξέλθει από την εποχή του και να παραιτηθεί από τη μαρτυρία με νέο καλλιτεχνικό λεξιλόγιο, της οπτικής ποίησης της τεκμηρίωσης.

Πασκουάλε Πέρσικο, Οικονομολόγος

traduzione del testo di Pasquale Persico a cura di SIMBIOSI ARCHITECTS

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in-differenziati, athina 2012, Matteo Fraterno
´Ενα έργo τoυ Matteo Fraterno
Kάµερα Matteo Fraterno, Μoντάζ Kλεώνη Mανoυσάκη
Μoυσική Cavalleria Rusticana, σύνθεση Pietro Mascagni, εκτέλεση Mαρία Kάλλας
απόσπασμα από ένα μυθιστόρημα του Giovanni Verga

Continua
BURNING ARCHIVES

Una vita di Cerino Giuseppe di Napoleone. Opera di Matteo Fraterno di Rossana Macaluso

BURNING ARCHIVES
Una vita di Cerino Giuseppe di Napoleone. Opera di Matteo Fraterno
di Rossana Macaluso

Quella che leggerete è una vita di Cerino Giuseppe di Napoleone.

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Lettura obbligatoria

Cerino Giuseppe Di Napoleone nasce a Napoli alle ore 16:00 del 20 febbraio del 1865. In realtà il suo nome completo è Napoleone Gennaro Giuseppe Maria. È figlio dei napoletani Luigi Cerino di Napoleone e di Erminia Iannone uniti in matrimonio il 22 novembre del 1862 a Napoli. Alle 13:30 del 13 marzo 1886 Cerino Giuseppe di Napoleone sposa a Napoli Emilia Marrone con il consenso del padre della sposa. Emilia Marrone nasce il 18 settembre 1864 alle ore 17:00 ed è figlia di Don Luigi Morrone litografo napoletano di anni 33 e di Donna Filomena Bellobona di Napoli di anni 25. Il nome completo di Emilia Morrone mi sembra corretto riportarlo è: Emilia, Anna, Francesca, Paola. Cerino Giuseppe di Napoleone svolge il lavoro di scultore. Emilia Morrone svolge il lavoro di casalinga. Alle ore 1:00 del 30 dicembre 1886 Cerino Giuseppe di Napoleone ed Emilia Morrone diventano genitori di un bambino anche lui Giuseppe il cui nome completo è però Giuseppe Ciro Salvatore Gertrude Vincenzo Luigi. Tre anni dopo e precisamente il 21 gennaio 1889 alle ore 13:00 Giuseppe Di Napoleone ed Emilia hanno un secondo figlio: Vincenzo e chissà quanti altri nomi non pervenuti. Nel 1890 Cerino Giuseppe di Napoleone ed Emilia Morrone vivono ancora a Napoli e il loro matrimonio regge. Alle ore non precisate del 15 novembre dello stesso anno nasce Erminia Anna Concetta Maria Paolina Sofia. Per comodità la chiameremo Erminia. Testimoniano la nascita due pittori anch’essi napoletani: Romano Gaetano e Montefusco Vincenzo. Il 2 luglio 1910 il primogenito di Cerino Giuseppe di Napoleone di professione stagnino sposa Marano Carolina nata a Rio de Janeiro di anni 20 figlia di Luigi e Iannarone Rosaria. Il regime del matrimonio è la comunione dei beni. I due congiunti avranno un figlio al quale daranno il nome di Cerino Attilio, nato a Nitero (RJ) il 25 luglio 1927. Cerino diventerà giornalista e sposerà a Sao Cristovao (RJ) Ocampo Herminia nata presso lo stato di Mato Grosso il 25 aprile 1942 figlia di Demetrio e di Arrianza Bersabè.
Il 22 maggio 1933 il vedovo Cerino Giuseppe di Napoleone muore nella sua casa di via Salita S. Antonio Monti n.17 a Napoli. Emilia Morrone è evidentemente deceduta qualche anno prima.

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Lettura facoltativa

Se avrete avuto la tenacia di leggere attraverso la scansione di quindici differenti date l’apparizione e sparizione di circa cinquanta nomi appartenenti miracolosamente ad un numero inferiore di persone allora sarete pronti ad addentrarvi nell’opera dell’artista Matteo Fraterno ovvero il Fascicolo su Cerino Giuseppe di Napoleone.

Giugno 1999. Immaginiamo l’artista Matteo Fraterno aggirarsi nell’immensa architettura baroccamente illuminista 350 metri di lunghezza della facciata 9 chilometri di sviluppo lineare dei corridoi oltre 430 stanze distribuite su quattro livelli muri alti 8 metri ovvero il Reale Albergo dei Poveri di Napoli.

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Trova un fascicolo ingiallito che deve aver provocato in lui grande fascinazione forse per la chissà quanto lunga attesa subita prima che qualcuno la raccogliesse. All’interno un documento che rivela che Giuseppe Cerino figlio dello scultore Cerino Giuseppe di Napoleone fu ammesso il 4 maggio 1898 presso il Reale Albergo dei Poveri. Decide di ricostruire il susseguirsi nel tempo e nello spazio di azioni e persone che gravitarono intorno allo scultore Cerino Giuseppe di Napoleone. È un semplice documento ma è più che un documento è una traccia di una vita. E circa la questione se un incontro fortuito possa bastare ad attivare un processo di ricerca occorre riflettere sulla facoltà di leggere le sovraimpressioni che si celano nelle cose e chi meglio di un artista può farlo. Matteo Fraterno ci spiega di ricercare su di uno scultore che non ha lasciato alcuna traccia del proprio lavoro e della propria vita, una ricerca, quindi, sull’assenza di materia da parte di chi ha fatto della materia il senso della propria vita, come può essere, appunto, il caso di uno scultore, cioè di chi la materia la usa e la trasforma1. Due artisti Matteo Fraterno consapevole della sua azione artistica contemporanea e Cerino Giuseppe di Napoleone la cui consapevolezza e produzione artistica non ha la possibilità di farsi conoscere perché assente nel presente del primo.

La lettura obbligatoria che vi ho sottoposto è una sintesi della sola ricerca documentaria fatta intorno e su Cerino Giuseppe di Napoleone. Oggettivamente potremmo parlare di ricostruzione di una vita e oggettivamente potremmo interrogarci su quanto ciò che riportano i vari documenti archiviati e giunti sino a noi siano poi così interessanti. Siamo portati a credere che il documento archiviato abbia un universale valore di testimonianza un magico potere legato alla riproduzione e conservazione della realtà a tal punto da farmi immaginare con speranza che sarebbe fantastico se un giorno riuscissimo a creare nella nostra mente un archivio distinto in fascicoli si semplicissimi fascicoli banalmente divisi in categorie – emozioni brutte – emozioni belle – amore – rancore. Dimenticavo i fascicoli più importanti – sogno – realtà-. Ma avere a che fate con un archivio ha il grande vantaggio di poterlo creare modificare e distruggere e con esso la possibilità di trasferire la categoria – sogni – e – aspettative – nel grande fascicolo – realtà – viceversa riversare la categoria – ricordi brutti – nell’archivio del – dimenticato per sempre-. Credo che se ci riuscissimo non esisterebbero più neanche le religioni.

Il concetto di ricostruzione attraverso il materiale d’archivio implica più livelli di selezione: la selezione del tema che si intende ricostruire ma anche la selezione del materiale da prendere in considerazione utile allo scopo e infine la selezione che sta alla base di tutto ovvero quella che ha portato ad archiviare alcune informazioni piuttosto che altre. È il grande potere dell’interpretazione che è profondamente vigile in chi archivia e in chi usufruisce dell’archivio a causa della stessa natura della mente umana. Matteo Fraterno si imbatte in una ambiziosa selezione che possiamo anche chiamare ricerca perché a metà 800 siamo distanti dalle tracce di se lasciate in formato binario in pixel in mp3 ma Cerino Giuseppe di Napoleone riesce dal 1865 e da Napoli ad arrivare all’oggi della vostra lettura. Matteo Fraterno comincia la ricerca attraverso i documenti rinvenuti presso il Reale Albergo dei Poveri e finisce con il chiedere a diversi studiosi di arricchire la ricerca applicandovi ciascuno il proprio ambito specifico di competenza. La ricerca intorno alla vita di Cerino Giuseppe di Napoleone infrange quindi la mera ricerca d’archivio per quella motivazione che ci porta a pensare che una vita di qualunque Cerino si parli meriti la più complessa e vasta delle investigazioni e perché no di immaginazioni.

A descrivere l’operazione concettuale fatta da Matteo Fraterno è uno degli studiosi coinvolti Vittorio Marmo docente di Filologia Ibero Romanza presso l’Università l’Orientale di Napoli Matteo pensa e tende una trappola di arte a questo punto poverissima, “trape art” o arte mastrillo, e convoca alcuni addetti ai lavori, vigili e professori; a sfogare competenze e acquisizioni intorno all’artista fantasma, alla reliquia negromantica assoluta, al dono dello scarto2.

La curatrice d’arte contemporanea Viviana Gravano sceglie invece il difficile compito di spiegare allo scultore il perché di questa improvvisa investigazione nella sua vita e lo fa in prima persona attraverso una lettera nella quale lo invita alla mostra che a conclusione della ricerca si terrà a Napoli negli spazi del Laboratorio il 24 gennaio del 2000. “Caro Napoleone, ieri mi è successa una cosa veramente strana e insieme straordinaria. Sona andata ad una cena a casa di amici per i quali ho fatto da testimone al giuramento di nozze con un altro ragazzo, un Napoletano. E cosa scopro? Che il promesso sposo, Antonio, e il testimone, Matteo, stanno facendo una ricerca proprio su di te. Matteo ha trovato per caso una cartella che conteneva dei documenti che riguardavano tuo figlio Giuseppe, sai quella brutta storia di quando finì all’Albergo dei poveri a Napoli. Leggendo quella cartella Matteo, che è più ficcanaso dei due, ha scoperto che tu eri “scultore”. Da lì tutta la storia. […] Quello che li ha entusiasmati è proprio che di un artista che lavorava con la materia, che plasmava o scolpiva, ma comunque che toccava materia vera, non è rimasto nulla di materiale, solo parole, documenti scritti, e anche quelli scarsissimi. Ora, però in questo da loro un poco dissento, bisogna anche mettersi d’accordo su che si intende per materia: per me la materia non è solo fisica, è anche mentale e il fatto stesso che tu li abbia “costretti” a cercarli, il fatto che tu gli abbia fatto ritrovare quella cartellina, diciamo che è già un’opera tua, e se vogliamo anche di scultura”3.

Tornando alla nostra ricerca attraverso il rinvenimento di una lettera gli studiosi e Matteo Fraterno ipotizzano un viaggio compiuto da Cerino “in America” alla ricerca di maggiore fortuna. Antonio Pezzuto decide di confrontarsi con l’identità meridionale dello scultore. Riflettendoci meglio il cammino intrapreso da Cerino non è forse troppo differente da quello di migliaia di persone. Penso a loro, a Napoleone, a tutti gli emigrati, ai Cerino sparsi nel mondo: a Sauver Cerino, che vive a Tunisi e che lui creca di trovare i luoghi da cui proviene, a Fabrizio e a Natale che vivono ad Aosta, Anna e Maria che si trovano a Trieste, le 121 famiglie Cerino che vivono fra Napoli e la sua provincia, e poi a quelli che sono partiti in navi dai nomi stravaganti. La “Elysia” che il 19 dicembre 1892 con i suoi 805 passeggeri italiani, attraccò davanti alla Statua della “Libertà”, e poi la “Chateau”, la “Gascogne”, la “Iniziativa”, con i loro carichi di bambini, mogli e disoccupati4.

L’artista relazionale Cesare Pietroiusti studia i volumi di “Italians to America”. List of Passengers Arriving at US Ports, 1880 – 1899. Dal 201 Varick Street dove ha sede il National Archive di New York compie una importante scoperta Non c’è traccia di Napoleone Cerino, ma … sul sesto volume, ho trovato un Cerino, F-de (che significa che il nome non era molto ben leggibile), arrivato con la nave “Elsya”, proveniente da Napoli e Palermo, età 26 anni (la stessa della moglie), di professore “scultore” e città (o villaggio) di provenienza Salerno. Potrebbe essere lui? Non ci sono molti scultori che arrivarono, ma tantissimi contadini, fattori, muratori, mogli e bambini (molti, sembra, viaggiavano da soli, o almeno senza genitori). È stata una ricerca assolutamente emozionante5.

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E anche se il carattere dell’astrologia in occidente è di fatto psicologico Matteo Fraterno coinvolge l’astrologo Maurizio Elettrico perché forse gli astri possono dare a ritroso il loro contributo a ricostruire un altro aspetto della vita di Cerino Giuseppe di Napoleone.

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Io sono impiegato al “Catasto” ed è qui che qualche volta Matteo è venuto a trovarmi. In una occasione l’ho visto entusiasmarsi per il semplice motivo di vedermi operare su di un terminale alla ricerca di un dato immobiliare e dei suoi trasferimenti da un proprietario all’altro. Per me era un lavoro consueto, per lui era stata la storia di uomini e di pietre. Poi un giorno mi ha parlato di un certo cerino Napoleone: scultore. Mi ha dato copia di un atto anagrafico, datato 30 dicembre 1886, con il quale Napoleone, ventiduenne, domiciliato in Napoli al quartiere Vicaria, in Vico Tutti i Santi 15, dichiara la nascita del proprio figlio Giuseppe6. Gaetano Ferrone

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È l’artista campano Alfonso Caccavale a regalarci un bellissimo scorcio di dove visse e si spense Giuseppe di Napoleone Ho cercato un ultimo indizio della sua esistenza nella sua ultima dimora, ma, recandomi in Salita S. Antonio ai Monti, non ho trovato il civico 17. Al suo posto due palazzi condominiali costituiti in epoca recente. Di quello che una volta era stato il civ. n. 17 non restavano che due davanzali di finestre in piperno, poche strutture portanti verticali, qualche solaio con travi in legno, su cui passeggiavano gatti ignari di una vita che un tempo non molto lontano vi si era consumata. Ma, la storia continua …

 

Lettura volontaria

Con il catalogo della mostra fra le mani, la tentazione di continuare la ricerca e di mettermi anch’io sulle tracce di Napoleone è stata la prima forte emozione che ho sentito. Addentrandomi nell’opera ho però compreso che ciascun tassello del puzzle aveva trovato la sua misurata e giusta collocazione. Ciascun contributo aveva infatti permesso di ricostruire la vita di Cerino Giuseppe di Napoleone.
Come sostiene Cesare Pietroiusti in Dispersione/Disseminazione Conversazione tra Cesare Pietroiusti e Viviana Gravano può succedere che l’artista non si ritrovi nelle parole del curatore che lo ha invitato a realizzare un’opera. È molto probabile che Cerino Giuseppe di Napoleone non sia d’accordo con la sua stessa vita che gli altri hanno ricostruito per lui. Ma questa è la puntata del gioco.
E se l’artista Matteo Fraterno non fosse in realtà mai andato presso il Reale Albergo dei Poveri di Napoli?

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Per visualizzare il catalogo della mostra e il Fascicolo completo su Cerino Giuseppe di Napoleone
accedi al sito http://napoleonecerino.weebly.com/

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1 Catalogo della mostra Cerino Giuseppe Napoleone. Scultore 1864-? Da una idea di Matteo Fraterno a cura di Alfonso Caccavale, Gaetano Ferrone, Matteo Fraterno, Vittorio Marmo, Antonio Pezzuto, 42 -02-1999. Laboratorio pg. 14.
2 Ibidem, pg. 27.
3 Ibidem, pg. 18.
4 Ibidem, pg. 21.
5 Ibidem, pg. 33.
6 Ibidem, pg. 39.

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